CONFESSIONI

“Facevo sport estremi, ho rischiato la paralisi”: Matilde Gioli svela come ha convissuto col dolore ‘sfidandolo’

  • L’attrice, la dottoressa Giulia Giordano in Doc – nelle tue mani, ha conquistato la serenità anche grazie alla terapia
  • La 36enne rivela come la morte del papà Stefano l’abbia lacerata: è scomparso mentre era sul set nel 2013 de Il Capitale Umano

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Matilde Gioli in una lunga intervista al Corriere della Sera svela come ha convissuto per anni col dolore ‘sfidandolo’. Facevo sport estremi, ho rischiato la paralisi, confida. L’attrice, la dottoressa Giulia Giordano In “Doc – nelle tue mani”, ha conquistato la serenità anche grazie alla terapia. E’ stata segnata fortemente dalla morte del papà Stefano, arrivata mentre era sul set del suo primo film, “Il Capitale Umano”, di Paolo Virzì, nel 2013.

“Facevo sport estremi, ho rischiato la paralisi”: Matilde Gioli svela come ha convissuto col dolore ‘sfidandolo’

Ero completamente anestetizzata, non pensavo che papà sarebbe morto di lì a poco. Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare. E’ stato Paolo Virzì a cambiarmi il cognome, da Lojacono a Gioli che è quello di mia madre da nubile, livornese come lui. Forse, nell’inconscio, il mio sì era anche un modo di richiedere della privacy rispetto al rapporto di amore che avevo con mio padre, volevo che fosse una cosa soltanto mia”, racconta la milanese.

Quando le si chiede come abbia convissuto col dolore, Matilde confessa: “E’ uno spartiacque, c’è un prima e un dopo. Ne ho avuto un altro, rischiando la paralisi per un incidente a nuoto sincronizzato”.

L’attrice, la dottoressa Giulia Giordano in Doc – nelle tue mani, ha conquistato la serenità anche grazie alla terapia. nel 2024 si è rotta il perone a causa di una caduta da cavallo

La Gioli poi chiarisce: “Fino a pochi anni fa era come se fossi rimasta un’eterna adolescente, con scelte sbagliate, sopra le righe. Ero combattiva, contro cosa non lo sapevo. Praticavo sport estremi, la montagna è il mio luogo dell’anima, facevo dislivelli di 3000 metri, tornando al buio su strade improbabili. Era un modo di sfidare il dolore. Ora ho più rispetto della vita, e la pace dentro di me. La vita per me è nella natura, lì mi rispecchio. Il dna dei miei avi, pittori macchiaioli che dipingevano casali, prati fioriti e cavalli, mi ha forgiata. Ho anche i miei cavalli e amo le giornate all’aria aperta. Mi hanno aiutata a ridurre la mia frenesia assieme alle sedute di psicoanalisi.

Ha due cavalli che le insegnato tanto ogni giorno: “E’ un dialogo immediato, senza filtri, imparo tanto da loro. Ero iperattiva e pasticciona, con loro devo essere calma e non alzare mai la voce. Ho portato nella vita queste cose”.



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