8/11/2019 | 3 MINUTI DI LETTURA

Alena Seredova: 'Quando sono nata a Praga i medici mi diagnosticarono l’ittiosi, ma…’’

  • ‘Mio padre quando mi vide tutta coperta di squame cominciò a piangere’
  • ‘Fece un balzo all’indietro per lo spavento, la mia pelle era tutta secca’

Alena Seredova confessa che quando è nata a Praga i medici le diagnosticarono l’ittiosi arlecchino, la stessa malattia di cui è affetto Giovannino, il bimbo abbandonato dai genitori.. La ceca in qualità di testimonial della Onlus Crescere Insieme dell’ospedale Sant’Anna di Torino ha incontrato il bimbo affetto da questa malattia degenerativa che interessa principalmente la pelle, costantemente curato dai medici del reparto di neonatologia. La storia di Giovannino le ricorda i primi tragici momenti vissuti nella sua infanzia.

Alena Seredova svela: 'Quando sono nata mi diagnosticarono l’ittiosi'

A Praga, i medici pensavano che avessi l’ittiosi anch’io, papà ricorda sempre che, quando mi vide nella culla dell’ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all’indietro per lo spavento, poi cominciò a piangere. La mia pelle era tutta secca, come rivestita da una corazza ruvida e irregolare”, racconta la showgirl al Corriere della Sera.

“I medici parlarono di ittiosi, ma l’ittiosi arlecchino che ha Giovannino, purtroppo per lui, è una malattia rara per la quale non si conosce cura. Io, invece, ero solo nata con la pelle molto asciutta perché ero stata troppo in pancia: 42 settimane bella comoda. Per curarmi fecero quello che oggi fanno a Giovannino: lo ungono per dare sollievo alla pelle che tira”, spiega ancora la 41enne.

E aggiunge: “Per una settimana, mi ungevano tutti i giorni, immergendomi in una bacinella di olio emolliente. Dissero a mia madre che sarei sempre stata male, che non avrei potuto prendere il sole. Poi, la mia pelle fece la muta, come quella di un serpente, e non ho mai avuto problemi cutanei di alcun tipo”.

Su Giovannino dice: “L’ho visto a settembre. Mi hanno presentato questo cucciolo, mi hanno raccontato la sua storia e vederlo è stato un momento molto forte. Non l’ho visto nella fase peggiore, cioè appena nato. Ho capito che deve essere una patologia molto dolorosa: la pelle è talmente secca che si rompe, fa le piaghe. Ma medici e infermieri lo tengono sempre unto e, quando l’ho conosciuto, non sembrava sofferente, non piangeva. Si vedeva che era curato con amore”.

Poi prosegue: “Ho incontrato un bimbo molto vispo, super sveglio. A quanto mi dicono, non ha problemi cognitivi o neurologici, è solo un bimbo che avrà sempre bisogno di cure speciali. Io l’ho portato un po’ in giro nel passeggino. Ho pensato a quanto dovesse essere stato doloroso per i genitori decidere di lasciarlo. So che sono più o meno miei coetanei, che l’hanno avuto con una fecondazione assistita e che, nonostante, tutti gli esami preventivi, era stato impossibile diagnosticare in anticipo una malattia così rara. Non mi sento di giudicarli”.

 

 

 

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