6/4/2016 | 5 MINUTI DI LETTURA

Cesare Bocci e Daniela Spada raccontano la loro vita dopo l'ictus post-parto di lei sedici anni fa. Per l'attore e la compagna, mamma di Mia, un libro insieme

  • Raccontano la loro vita dopo l'ictus di lei Daniela Spada e Cesare Bocci

Cesare Bocci e Daniela Spada raccontano a Vanity Fair la loro vita dopo l'ictus post-parto che ha colpito la donna una settimana dopo la nascita di Mia, 16 anni fa. Daniela aveva solo 36 anni, stava insieme con Cesare da ben otto anni, il loro sentimento, tanto forte, non ha mai avuto bisogno della fede al dito.
Tutto accadde il 1° aprile, un pesce d'aprile davvero crudele per entrambi.
Daniela Spada e Cesare Bocci hanno deciso di parlare della loro vita dopo l'ictus anche in un libro, "Pesce d'aprile", appena uscito. "Dany rimase in coma per venti giorni, poi due mesi in neurologia, infine in una clinica di riabilitazione: all’inizio non riusciva neanche ad alzarsi. Ma, a dispetto di ciò che dicevano i medici, io ero sicuro che si sarebbe ripresa: so che è una combattente", aveva spiegato un anno e mezzo fa proprio a Vanity Fair Cesare Bocci. Era la prima volta che parlata dell'ictus di Daniela Spada e della loro vita 'dopo'. "Dopo il suo articolo abbiamo capito che questa nostra esperienza poteva essere utile. E noi non la raccontiamo perché gli altri dicano “poverini”, ma per dimostrare a chi è nelle mie condizioni...", ha sottolineato Daniela. La frase è stata completata da Cesare Bocci: "Che non finisce mica il mondo".

Cesare Bocci e Daniela Spada raccontano la loro vita dopo l'ictus di lei sedici anni fa: per la coppia anche un libro insieme sulla malattia che ha colpito dal donna e la sua riabilitazione

"Quando mi è successo questo volevo morire. Ma per fortuna Dio non mi ha ascoltata e sto ancora qua", ha detto Daniela Spada. Per camminare ha bisogno di un appoggio, ma è nuovamente in piedi. Ha iniziato nuovamente a sciare e ad andare a cavallo: "Certo, vado a spazzaneve e cavalco al passo, però meglio di niente". Si è sentita male mentre allattava la figlia appena nata, l'attore l'ha subito portata in ospedale. "Uscita dal coma non ricordavo nulla, ero in uno stato totale d’incoscienza. A Cesare domandavo “ma come si sveglia la gamba? E' addormentata, perché?. Non capivo. Ma è stata una fortuna, perché non rendendomi conto della situazione cercavo di reagire. Molte cose le ho scoperte quando lui le ha scritte per il libro. Come la parte iniziale, quando al pronto soccorso pensavano che fossi solo agitata".
"Il rapporto con Mia all’inizio è stato difficile - ha raccontato ancora Daniela - Io non c’ero e non sapevo neanche di essere mamma. Quando Cesare mi ha portato la prima foto della bambina, in ospedale, io l'ho guardata e ho detto: “Bella, ma chi è?”. Nelle mie condizioni non potevo prendere mia figlia in braccio, cambiarla, consolarla, darle il latte". Cesare Bocci era impegnato a occuparsi di lei, così Mia per un po' è stata affidata alla zia
"Quando Dany ha cominciato a esser più presente - ha continuato Cesare - la bambina la rifiutava. Chiedeva “chi sei? Io voglio papà”". Una sera fecero ciò che aveva detto il terapista terapista: "Portammo Mia a letto e lasciai lei e la mamma da sole. La bambina non voleva, strillava, ma Daniela è rimasta, con le lacrime agli occhi, finché Mia non si è addormentata. Quello è stato il momento in cui si sono iniziate a conoscere".

Per Mia non è stato facile: "Ci sono sempre io che sto più male, che ho più bisogno di cure. Soprattutto da quando, sei anni fa, ho avuto pure un tumore. Ma per fortuna, invece di risentirsi, Mia è attenta, premurosissima". Oggi Daniela Spada non può seguire spesso Cesare Bocci sul set, ma ha ripreso a fare molte cose, come la grafica, quello che era il suo lavoro, e la cuoca, gestisce una piccola scuola di cucina a Roma: "Non potendo uscire, per anni ho seguito tutti i programmi in tv e mi sono appassionata. Ho frequentato un paio di scuole, diplomandomi cuoca e pasticciera. Purtroppo per le decorazioni dei dolci non sono granché, ci vuole manualità, però le torte sono buone". Il recupero di Daniela è stato buono grazie a Leopold Saltuari, un luminare austriaco: "E' stato l’unico che in me non ha visto solo un caso clinico, ma anche una persona". Ha avuto una terapia "Ikea": "Per la riabilitazione dovevo alzarmi e camminare con un appoggio. E cosa meglio di un carrello?". La patente per disabili ha significato 'libertà'. "Sono “diversa”, sì. Ma per fortuna sono, ancora qui".

 

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