9/2/2016 | 3 MINUTI DI LETTURA

Piero, il figlio di Paolo Villaggio, racconta: 'Mio padre è una persona invadente ed egocentrica. E' molto difficile relazionarsi con lui'

  • Il figlio di Paolo Villaggio era un tossicodipendente: 'Ho iniziato a 17 anni'

Pier Francesco Villaggio, detto Piero, figlio di Paolo Villaggio, ha deciso a 53 anni di raccontarsi in un libro, "Non mi sono fatto mancare niente", in cui definisce il padre "assente, egoista e megalomane".

Piero Villaggio, 53 anni, racconta il suo difficile rapporto con il padre Paolo

"Il libro è incentrato sugli anni della mia tossicodipendenza - racconta il figlio di Paolo Villaggio a Vanity Fair - Ho creduto a lungo che non interessassero a nessuno ma mia moglie mi ha convinto a proporre i miei racconti a un editore. La Mondadori ha creduto nel progetto ma sono consapevole che se non mi chiamassi Villaggio l'interesse non sarebbe lo stesso".
Piero imputa molti dei suoi problemi al rapporto con il padre: "Relazionarsi con lui  è molto difficile - spiega - E' una persona molto invadente ed egocentrica, come quasi tutti quelli che fanno il suo mestiere. La prima volta che sono riuscito a parlargli liberamente risale all'incirca a dieci anni fa, prima di allora non avevamo mai avuto una relazione padre-figlio canonica".
Paolo Villaggio ha letto il libro: "Gli è piaciuto ma voleva darmi dei consigli - rivela Piero - L'ho ringraziato ma gli ho risposto che credevo fosse la persona meno adatta a darmi delle indicazioni in questo frangente". Poi afferma che il padre "continua ad essere una persona molto egoista". Il loro rapporto però oggi va meglio "perché lui ha quasi 84 anni, ha il diabete e, avendo condotto una vita molto sregolata - dichiara - i segni della vecchiaia sono tutti visibili. La rabbia che ho nutrito per anni si è quasi trasformata in tenerezza".

Paolo Villaggio viene descritto dal figlio come un padre egocentrico ed egoista

Piero, una volta uscito dal tunnel della tossicodipendenza, si è laureato ed è diventato un fotoreporter: "Il mio rapporto con l'eroina - afferma - è cominciato prestissimo, avevo 17 anni. La mia passione è stata quasi interamente consumata dalla dipendenza. Se a questo aggiungiamo il fatto che non ho mai avuto necessità di lavorare per mantenermi capirà che è stato difficile trovare la mia strada. E' vero, ho amato lo studio e la fotografia ma la verità è che non sono mai stato coerente e se sposti la tua attenzione di continuo non approfondisci mai quello che sai fare veramente". "Il confronto con un artista ingombrante come mio padre - aggiunge - mi ha inevitabilmente condizionato. Non mi sono mai sentito all'altezza ed è forse per questo che oggi mi ritengo insoddisfatto".

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