30/06/2005 | 5 MINUTI DI LETTURA

Gabriel Garko: 'Brutto per il cinema? Mi piace trasformarmi'

“Venezia è una città bellissima, però…”.
Gabriel Garko, un metro e novanta di bellezza, fisico scultoreo, occhi verdi, capelli castani e carnagione scura, seduto al ristorante del Molocinque di Marghera prima di continuare la frase, sorseggia un po’ di birra (la preferisce al vino e tra bianco e rosso sceglie indiscutibilmente il vino rosso, ndr).

L’attore, classe 1974, è già stato a Venezia per lavoro: prima tre mesi per girare un film, poi altri due per un’altra produzione cinematografica. “E’ affascinante, talmente unica che non è facile abituarsi ai suoi ritmi. Però i veneziani dovrebbero trattare meglio i turisti. Se non sbaglio è il turismo il settore trainante della città, invece, troppe volte il turista è visto soltanto come un pollo da spennare”.

L'ultima colta ci eravamo lasciati che doveva fare i bagagli e andarsene dall’Italia per un po’ di tempo per seguire alcuni impegni cinematografici in America. Poi come è andata a finire?
"In America ho rifiutato due proposte perché non mi piacevano i copioni, adesso però ci devo tornare. Cerco di costruire la mia carriera professionale a step: prima ho cercato di investire in Italia, il secondo passo è di andare in America. Peraltro oltreoceano mi hanno già notato, sanno chi sono e come lavoro".

Si è mai pentito di aver rifiutato una parte in un film?
"No, non mi sono mai pentito. Quando prendo una decisione, è quella".

Qual è il suo rapporto con la bellezza?
"Che lei ci creda o no io ho soltanto uno specchio in bagno".

E basta?
"Sì, non sono uno che ama specchiarsi ovunque".

Il suo rapporto con la televisione.
"Non mi piace guardare la tv, preferisco i film del grande schermo, oppure leggere un libro. Giudico la televisione un mezzo poco fantasioso, distrugge la creatività di ciascun singolo individuo".

Un giudizio sul cinema italiano.
"Il cinema italiano sta crescendo, ma ci gravitano attorno persone che considerano il cinema esclusivamente come arte a sé, quando, invece, esso rappresenta anche un’industria, una forma di investimento".

Investimento?
"Sì, il risultato dei film da cosa è dato? Dal botteghino. Il cinema deve essere considerato come l’incontro tra arte ed industria. Un po’ come accade in America: a Los Angeles il cinema è business".

Lei crede alla storia tra Tom Cruise e Katie Holmes e alla presunta love story tra Angelina Jolie e Brad Pitt? Oppure crede siano soltanto trovate pubblicitarie, montature, per promozionare i rispettivi film (Cruise ne “Guerra dei mondi”, la Holmes con “Batman Begins“, la coppia Jolie e Pritt con “Mr. & Mrs. Smith“) usciti nelle sale?
"Non so se si tratti di una montatura. Posso dire che tutto fa spettacolo. Il pubblico può pensare che una storia sia vera, invece è finta. Così come i media possono montare una storia fino al punto di sgonfiarla poi da soli e la gente crede ciecamente ai giornali".

L’abbiamo vista accanto a Nancy Brilli e Alessandra Martines nella miniserie di Canale 5 “I colori della vita”. Con quale delle due attrici andrebbe in vacanza?
"Né con l’una né con l’altra, non vorrei fare un torno a nessuna delle due".

Ne "Le fate ignoranti" (regia di Ferzan Ozpetek, ndr) interpretava un malato di Aids ed era molto dimagrito, nel film “I colori della vita”( regia di Stefano Reali, ndr) , invece, si è trasformato con una cicatrice e ha preso qualche chilo. Sembra quasi che i registi la vogliano far diventare brutto…
"Sinceramente? Mi diverto un mondo. Mi piace trasformarmi, cambiare me stesso, mettendomi a disposizione del mio personaggio. Davanti alle telecamere mi dimentico di essere Gabriel Garko".

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