29/10/2012 | 3 MINUTI DI LETTURA

Il figlio di Celentano parla della sua depressione

Giacomo Celentano, la sua lotta contro la depressione
Si chiama Giacomo. Di cognome fa Celentano. E' lunico figlio maschio del molleggiato e Claudia Mori, fratello di Rosalinda e Rosita. Ha deciso di raccontarsi, di rivelare il periodo buio che ha vissuto: "Ansia. Ansia pura. Di quelle che ti opprimono il petto, ti dimezzano la capacità toracica e ti fanno ritrovare, all'improvviso, a respirare come un vecchio. Avevo 23 anni e mi sentivo tutto il peso del mondo addosso. Non riuscivo più a parlare, quindi neanche a cantare. Avevo inciso il mio primo album e la vita mi stava già tarpando le ali", rivela a Gente

"Mi stavo rassegando e temevo di non guarire - prosegue - Ricordo ancora una telefonata con papà in cui gli spiegavo quello che sentivo. Lui e mamma mi portarono subito dai medici ma, dopo mille visite, risultava che fisicamente non avevo nulla". Lui però continuava a stare male: "(..) Ma più soffrivo più la gente non comprendeva. Ero fidanzato e lei mi lasciò, gli amici si allontanarono, i miei e le mie sorelle faticavano a capirmi e pensavano solo che io dovessi reagire. Rimasi solo con la mia malattia e una depressione che si stava manifestando con prepotenza. Non riuscivo a contrastarla: ero ridotto un vegetale".
Ha trovato conforto nei libri spirituali Giacomo: "(...) Poco per volta ho riabbracciato la fede - rivela - Sai cosa ti dico? Io mi sono ammalato per Gesù, per ritrovarlo. Il mio malessere non era per la morte, ma per la vita". Il suo percorso è raccolto in un libro "La luce oltre al buio", in cui il figlio di Adriano Celentano si racconta: "La mia è una storia a lieto fine. Ho pensato che raccontarla potesse aiutare chi si sente smarrito", ha detto. Pian piano, la ripresa: "Avevo iniziato un cammino vocazionale con padre Emilio. Volevo capire quale fosse la mia strada nei confronti del Signore. Dopo due anni ero deciso, volevo entrare in convento, diventare frate". "La mia famiglia di origine - spiega Giacomo - è cristiana e papà ha una grande fede. Ricordo ancora un viaggio a Lourdes molto toccante con i miei: anche quello fu una tappa della guarigione. Quando parlai della mia scelta, papà e mamma acconsentirono, ma padre Emilio mi suggerì di pazientare. era convinto che per me fosse un ripiego liberatorio più che una vocazione profonda. Aveva ragione. Dio per me pensava ad altro, mi riservava la sorpresa più grande". L'incontro con Katia, una ragazza di 18 anni conosciuta quando lui ne aveva circa 30 e che ora è sua moglie e la madre di suoi figlio Samuele Raffaello che oggi ha 8 anni.

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