23/10/2015 | 5 MINUTI DI LETTURA

Kasia Smutniak racconta il suo viaggio nel Mustang con Pietro Taricone: il suo sogno si è avverato, ha costruito una scola a Ghemi, vicino a Kathmandu

  • Il suo viaggo con Pietro Taricone in Mustang: Kasia Smutniak racconta
  • L'attrice a Roma sul set di 'Perfetti sconosciuti', la nuova commedia di Paolo Genovese

Kasia Smutniak racconta a Grazia nel numero in edicola il suo viaggio nel Mustang con Pietro Taricone: il suo sogno si è finalmente avverato, ha costruito una scola a Ghemi, vicino a Kathmandu. E' tornata nella terra per cui ha perso la testa, emozionata, ripercorrendo il primo viaggio in Mustang accanto a Pietro Taricone.

Kasia Smutniak a Grazia ha raccontato il viaggio nel Mustang con Pietro Taricone

"La mia storia con il Nepal è cominciata 15 anni fa, in un piccolo villaggio chiamato Kagbeni, nel bel mezzo dell’Himalaya. Ne ho fatti tanti di viaggi nella mia vita, alcuni per lavoro, altri per puro piacere. Non sapevo che uno di questi mi avrebbe segnato per sempre e di certo non potevo immaginare che un giorno, molti anni dopo, sarei tornata proprio lì, con una promessa e un sogno da realizzare", ha spiegato Kasia Smutniak, che sta per terminare le riprese a Roma di "Perfetti sconosciuti", il nuovo film di Paolo Genovese, nei cinema a febbraio 2016, in cui recita con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher.

L'attrice 36enne con il resto del cast di 'Perfetti sconosciuti' che sta girando a Roma: insieme a lei  Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher

L'attrice 36enne, mamma di Sophie, avuta da Pietro Taricone, e Leone, avuto dall'attuale compagno Domenico Procacci, ha poi ripercorso il suo viaggio passato: "Con Pietro siamo stati una volta sola nel Mustang e non ci è voluto molto per innamorarsi di quel posto, della sua cultura e della sua gente. Tutto è cominciato un giorno che è tornato a casa urlando: 'Andiamo in Mustang!'. Non so dove ne avesse sentito parlare, forse leggendo un libro, un articolo o semplicemente guardando la rivista National Geographic. Mi sono fatta contagiare dalla sua voglia di avventura e presto siamo partiti per esplorare l’antico Regno di Lo".
Durante quel primo viaggio la Smutniak e l'ex gieffino tragicamente scomparso il 29 giugno 2010 hanno incontrato una famiglia a cui si sono affezionati: "Abbiamo incontrato Tenzin, all’epoca 19enne, e Pema, che si erano appena sposati. Non sapevo ancora che la loro casa sarebbe diventata la mia, che le nostre figlie avrebbero dormito insieme e che io, in un rito speciale, sarei diventata “la Sorella di Spirito” di Pema. Eravamo completamente inebriati dalla bellezza, dalla gentilezza degli abitanti, dal misticismo dei riti e dalla loro pura allegria. Ma abbiamo anche visto la loro estrema povertà. Abbiamo trascorso un mese nel Mustang ospitati dalla famiglia di Tenzin e Pema. Non hanno voluto in cambio nulla, neanche un centesimo. Mi ricordo il nostro addio, all’alba, dove piangendo ho regalato a Pema una cosa a cui tenevo molto, una piccola croce di poco valore, ma per me molto importante e ho visto le lacrime scendere sul viso della mia nuova amica, e ho sentito che aveva capito. Sapevo che non l’avrei rivista presto".

Ancora uno scatto dal set: nella foto Kasia con Marco Giallini e Anna Foglietta

"Pietro, stranamente silenzioso negli ultimi giorni, per tutto il viaggio di ritorno non ha fatto altro che parlare - ha continuato Kasia Smutniak - Diceva che dovevamo fare qualcosa, noi che siamo dei privilegiati, che dovevamo aiutare quella gente povera, ma ricca di spirito. Che la cultura Mustangi era troppo preziosa e che non si poteva stare fermi a guardare, aspettando che scomparisse del tutto. Perché il mondo appartiene a tutti e tutti ne siamo responsabili. E che: "Porca miseria, dobbiamo fare qualcosa!". Ci siamo promessi che saremmo tornati presto".
La morte, però,si è presa il suo Pietro. L'attrice ha voluto portare avanti il sogno dell'uomo che amava: "Poi le cose sono andate diversamente. Io sono rimasta incinta dopo pochi mesi, poi la bambina era troppo piccola per affrontare un simile viaggio, poi il lavoro, il mutuo, la vita. Qualche settimana dopo la morte di Pietro ho ricevuto una telefonata. Era Tenzin. Aveva camminato un giorno intero per poter raggiungere un posto dove c’era il telefono. Voleva sapere come stavamo e dirmi che avevano fatto una Puggia, una preghiera dei monaci tibetani che può durare per diversi giorni, per lo spirito di Pietro. E ho capito che era arrivato il momento di “fare qualcosa”. Otto anni dopo, con una figlia, sono tornata a casa di Tenzin e Pema con una forte motivazione ma senza un’idea precisa". L'idea è arrivata, Kasia ha voluto costruire una scuola e ora verrà altro, perché ha intenzione di continuare a fare del bene alle gente a cui lei e Pietro volevano bene.

 

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