- Matteo Giunta aveva scritto senza mezze misure: “Siete degli irresponsabili pezzi di mer*a”
- Le sue parole sono diventate virali: intervistato, il 43enne chiarisce sulla rabbia provata
Matteo Giunta non era andato per il sottile. Senza mezze misure nelle sue Storie si era scagliato contro quei genitori che, nonostante i loro figli siano febbricitanti, li mandano comunque a scuola. “Siete degli irresponsabili pezzi di mer*a”, era sbottato. Il marito di Federica Pellegrini, intervistato dal Corriere della Sera, torna sullo sfogo social, condiviso in toto dalla moglie, costretta a dare forfait a vari impegni lavorativi. “Ero esasperato”, svela l’allenatore di nuoto 43enne.
“Quando ho postato quella frase ero esasperato. Mia figlia è stata ricoverata due volte in una settimana. E non sono riuscito più a trattenermi”, dice Matteo. Parla di Matilde, 2 anni, la primogenita avuta con la Divina, che è incinta di 7 mesi di un’altra femminuccia. La bimba ha avuto un altro episodio di convulsioni febbrili, proprio a causa del contagio da influenza. “Mi hanno scritto tante educatrici e maestre. Non per criticarmi, ma per ringraziarmi. Perché questo è un problema che conoscono benissimo. E che si portano dietro da sempre: bambini lasciati a scuola anche con la febbre o con altri sintomi, senza alcun controllo medico. E chi paga? Gli altri bambini, le famiglie, le insegnanti”, aggiunge.
“Un’altra corsa in ospedale. Un’altra volta - racconta Giunta - A dicembre aveva avuto le convulsioni, con conseguente ricovero. Ogni volta è uno strazio. I pediatri possono spiegarti cento volte che è una condizione piuttosto frequente nei bambini, ma viverlo è un’altra cosa. Voglio essere chiaro: capisco perfettamente che ci siano famiglie in difficoltà, che non possono assentarsi dal lavoro quando un figlio si ammala. Ma quelle stesse famiglie dovrebbero pensare che ci sono altri genitori nella loro stessa situazione. Che magari non hanno alternative nemmeno loro. E che si ritrovano il figlio a casa con 40 di febbre per una decisione altrui. Se viviamo in una comunità, dobbiamo comportarci di conseguenza. E invece spesso prevale l’egoismo”.
“Forse oggi eviterei di riscrivere l’insulto, ma in quel momento ero un padre arrabbiato, con la figlia in ospedale, e ho scritto come mi veniva. Perché non sono un robot. Ho reagito d’istinto, come chiunque si trovi con l’acqua alla gola. Probabilmente se ne è parlato anche, o soprattutto, perché ho usato una parolaccia, toccando un tasto dolente per molte famiglie”, spiega ancora il preparatore atletico.
“Dopo la pandemia sembrava che avessimo imparato qualcosa: allora bastava starnutire per restare a casa. Ora siamo all’estremo opposto: bambini con febbre, tosse, raffreddore, mandati a scuola come niente fosse. Ma davvero possiamo dire che va tutto bene? Dal Covid non abbiamo imparato nulla. Oggi in molti asili, se il bambino non ha più di 38 di febbre, resta in classe con gli altri. Non serve nemmeno più il certificato medico per rientrare. Le maestre del nido che frequenta mia figlia me l’hanno scritto: sono allo stremo. Perché devono accogliere tutti, anche chi dovrebbe restare a casa. E il rischio di contagio lo pagano tutti: loro, le famiglie, i nonni a casa, le persone con patologie e i bambini più fragili”, precisa ancora Matteo.
Giunta conclude: “Uno sfogo può servire più di un comunicato ufficiale. Il linguaggio ha fatto rumore? Bene. A volte è l’unico modo per farsi ascoltare. Forse non cambierà nulla. Ma almeno se n’è parlato. Magari qualcuno, la prossima volta, ci penserà due volte prima di portare un bambino malato all’asilo”.
