2/10/2013 | 3 MINUTI DI LETTURA

Mia Farrow: 'Forse mio figlio è di Frank Sinatra'

Mia Farrow
Mia Farrow, intervistata da Maureen Orth per Vanity Fair, ha rivelato che Frank Sinatra, sposato quando aveva appena 21 anni (50 lui), è stato il più grande amore della sua vita: “In realtà non ci si siamo mai divisi”. E quando le viene chiesto se il figlio biologico di Woody Allen, Ronan Farrow, possa essere in realtà l’erede del cantante, l’attrice risponde: “Forse. Nessun test del DNA è stato fatto”. La giornalista ha chiesto a Nancy Sinatra Jr come mai il ragazzo viene trattato come un membro della famiglia: “Lui è una grande parte di noi e noi siamo fortunati ad averlo nella nostra vita”, ha risposto la donna.

La Orth nel suo articolo parla dei figli della Farrow, 14 tra biologici e adottivi. In particolare di Dylan che ha accusato Woody Allen di abusi sessuali. La ragazza racconta di avere paura del regista: “Ci sono molte cose che non ricordo - ha detto - ma quello che è successo nell’attico lo ricordo. Ricordo quello che avevo addosso e quello che non indossavo. Le cose che ti fanno sentire a disagio, mi stavano facendo pensare che ero una cattiva ragazza, perché non avevo voglia di fare quello che una persona più grande mi diceva di fare”. “Ho dovuto dire qualcosa - prosegue Dylan - Avevo sette anni. Lo facevo perché avevo paura. Volevo solo che smettesse”. Per quanto ne sapeva, afferma la ragazza “questo era il modo in cui padri trattavano le figlie. Era un’interazione normale e non era normale sentirsi a disagio per questo”. L’avvocato di Woody Allen Elkan Abramowitz afferma che Allen nega le accuse di abusi sessuali.

Dylan, che ha anche scelto di cambiare il suo cognome, dice che Allen l’ha contattata due volte tramite posta. La seconda volta durante il suo ultimo anno di college, quando le è arrivata un’enorme busta gialla imbottita con all’interno immagini di Allen e Dylan: “Avrei dovuto riconoscere la scrittura a mano, ma non l’ho fatto - spiega la ragazza - Sopra c’era un falso nome: Lehman”. “Pensavo volessi alcune foto di noi - c’era scritto nella lettera di accompagnamento - e voglio che tu sappia che io continuo a pensare a te come mia figlia e le mi figlie pensano a te come alla sua sorella”. Un altro avvocato del regista, Sheila Riesel, ha definito la lettera “una questione privata”. “Si tratta - ha proseguito - di un uomo che ama tutti i suoi figli e deve essere rispettato per questo”.

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