26/6/2019 | 3 MINUTI DI LETTURA

Paola Perego: 'Ho sofferto per anni di attacchi di panico. Non portavo i miei figli in macchina per timore che comparisse il mostro, come lo chiamo io. Ho affrontato tre periodi di analisi terapeutica, ho preso psicofarmaci’

  • Ha preso psicofarmaci per attacchi di panico Paola Perego, per guarire dal ‘mostro’
  • ‘Non mi vergogno a dirlo. Anzi, bisogna parlarne per condividere e per aiutare altri’

Paola Perego parla del ‘mostro’, così lo chiama, con cui ha convissuto per molto tempo: i suoi attacchi di panico. La conduttrice, moglie di Lucio Presta, a Il Giornale confessa di non aver portato i figli in macchina per paura che arrivasse all’improvviso. Ha fatto analisi da uno psicoterapeuta e ha preso psicofarmaci per stare meglio.

Paola Perego: 'Ho sofferto per anni di attacchi di panico. Non portavo i miei figli in macchina. Ho preso psicofarmaci’

La 53enne, che torna in tv su Rai Uno con la seconda stagione di “Non disturbare”, programma in cui in pigiama, tra le lenzuola, il venerdì in seconda serata intervisterà Elena Santarelli e Paola Barale nella prima puntata e poi a seguire, Cristiano Malgioglio, Totò Schillaci, Rita Dalla Chiesa, Pierluigi Diaco, Marco Masini, Giancarlo Magalli, Serena Grandi, Sabrina Salerno, Mariotto e Marisela Federici, parla a cuore aperto del suo problema, ora passato. Gli attacchi di panico sono stati violenti. Paola Perego  è arrivata a prendere psicofarmaci per guarire.

Paola Perego, figlia di un falegname e una casalinga, quando è stata catapultata nel mondo della moda prima e nel mondo della tv poi, ha dovuto abituarsi a tutto questo. Non è stato semplice. “Ho sofferto per anni di attacchi di panico. E non mi vergogno a dirlo. Anzi, bisogna parlarne per condividere e per aiutare altri a non tenerselo per sé. Ricordo perfettamente il primo: ero in macchina, una Renault 4 rossa con il mio fidanzatino di allora, ho respirato, l'aria non è entrata, mi sono messa le mani in faccia e ho creduto di morire”, racconta.

Poi aggiunge: “Ecco, quando arriva il mostro, come lo chiamo io, non sai cosa fare, non riesci a fermarlo. Per anni non ho accompagnato i miei figli in macchina per timore che comparisse. Ho affrontato tre periodi di analisi terapeutica, ho preso psicofarmaci. E non bisogna vergognarsi neppure di questo”. Sta pensando di metterlo nero su bianco in un libro: “Ci sto pensando, ho già buttato giù qualcosa... quando stavo male tenevo diari sul mostro e ho cominciato a rileggerli. Tanta gente mi scrive per condividere queste sofferenze e ho pensato che la mia esperienza potrebbe aiutare. Vedremo se ne verrà fuori qualcosa da pubblicare…”.

 

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