13/09/2002 | 2 MINUTI DI LETTURA

Per Stefano Accorsi ''c'è un Campana in tutti noi''

Reduce dalla Mostra del Cinema di Venezia, dal premio come miglior attore di cui è stato insignito, e dalle polemiche di cui è stato fatto oggetto, non avendo ringraziato Laura Morante, sua partner nel film, nel discorso di rito, Stefano Accorsi è sbarcato alla Libreria Feltrinelli di Milano per presentare "Un viaggio chiamato amore", l'epistolario tra Dino Campana e Sibilla Aleramo, che ha ispirato l'omonimo film.
Arrivato quasi puntuale sul palco insieme ad Alessandra Casella, in camicia bianca, jeans sdruciti, e look finto-trasandato, Stefano ha parlato del film, del premio, e anche della relazione tra Campana e la Aleramo, spiegando che in questo frangente si è particolarmente riconosciuto nel poeta, avendo avuto per qualche tempo una relazione con una donna più matura di lui. Non ha però voluto addentrarsi in particolari, nonostante le continue imbeccate e provocazioni di Alessandra Casella, e non ha quindi rivelato il nome della fortunata, rifiutando inoltre ogni altra domanda sulla sua vita privata e sulla recente rottura con Giovanna Mezzogiorno.

Si è invece dilungato su quanto la multiforme personalità di Dino Campana lo abbia reso perfetto paradigma del genere umano, definendolo a volte lucido, a volte incosciente, a volte romantico, a volte duro: insomma, in ognuno di noi c'è un po' di Dino Campana, e lui era un uomo, ma anche molti altri. Alla fine della serata, Stefano ha commosso il nutrito pubblico (ragazzine, ma anche signore di mezza età e baldi giovanotti) leggendo, dall'epistolario di Campana e della Aleramo, la poesia "Un viaggio chiamato amore", che ha dato il titolo al libro e anche al film.
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