5/2/2020 | 5 MINUTI DI LETTURA

Sanremo 2020, le donne della prima serata sono Diletta Leotta e Rula Jebreal: sfida tra sport e giornalismo impegnato per la bionda e la mora, stili diversi ma incantano entrambe

  • Elegantissime e cariche di energia positiva, regalano sorprese al Festival
  • Abiti meravigliosi e look tutti da ammirare, ma c’è molto di più

Sanremo 2020 alza il sipario, Amedeus durante la prima serata dà il benvenuto all’Ariston a due delle sue donne, Diletta Leotta e Rula Jebreal, entrambe meravigliose. La loro è una sfida amichevole a distanza tra sport e giornalismo impegnato. Lo stile è assai diverso, ma la bionda e la mora incantano entrambe e vengono promosse da critica e pubblico a pieni voti.

Sanremo 2020, le donne della prima serata sono Diletta Leotta e Rula Jebreal che incantano
Sanremo 2020, le donne della prima serata sono Diletta Leotta e Rula Jebreal che incantano

i look della conduttrice sportiva 28enne e della giornalista e scrittrice palestinese 46enne colpiscono. Diletta scende le scalinate per la prima volta con un ampio abito giallo di Etro. E’ sognante e sembra una principessa delle fiabe. Poi, negli altri due cambi, devia su modelli più fascianti. Sceglie una tuta nera con gonna dal lungo strascico a fantasia ‘black and white’. Chiude indossando un vestito lungo e nero con ampia scollatura e vertiginoso spacco in velluto.

Rula fa il suo esordio indossando un abito bianco dalle linee semplici ed eleganti firmato Giorgio Armani. Il suo secondo abito è lungo e paillettato color bronzo con una profonda scollatura sulla schiena. Per il suo ultimo cambio sceglie un vestito dal taglio romantico verde acqua chiarissimo con preziose applicazioni in pizzo.

La giornalista 46enne con un abito pailettato Giorgio Armani

Sono disinvolte, seppur emozionate. Diletta Leotta durante la prima serata del Festival di Sanremo 2020 è protagonista di un monologo sulla bellezza che sfiorisce. Riconosce che essere belle è un vantaggio. “Sennò col cavolo che sarei qui”, ammette. “La bellezza capita ma non è un merito”, sottolinea. Lo dedica alla nonna, Elena, naturalmente bella a 85 anni: la donna è seduta in prima fila.

“La bellezza è un peso che con il tempo ti può far inciampare se non lo sai portare”, precisa ancora la Leotta, citando un proverbio siciliano. Sul maxi schermo alle sue spalle appare una simulazione del suo invecchiamento, quando dovrebbe raggiungere l'età della nonna, nel 2076. "In questo tuo lunghissimo tempo sei riuscita e riempirti le tasche di storie da raccontare ma hai lasciato dietro di te la giovinezza e la bellezza che faceva girare la testa ad ogni uomo", afferma, rivolgendosi ancora a lei. "A 85 anni sarò felice?", si domanda. Poi conclude commossa: "Mi hai insegnato a non essere semplicemente bella, semmai diversamente bella, e come trovare l'amore".  

La bionda 28enne e la mora con il terzo e ultimo cambio della prima serata del Festival

Rula Jebreal, quando arriva il suo momento, si scaglia contro la violenza sulle donne. Il suo monologo è un urlo che, seppur pacato, ti lacera dentro. La giornalista racconta il dramma della madre morta suicida dopo ripetuti stupri. “Non dobbiamo più avere paura, noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore e musica”, dice.

La figlia Miral Rivalta, che Rula ha avuto dallo scultore bolognese Davide Rivalta, seduta tra il pubblico, ha le lacrime agli occhi. Dal palco la Jebreal lancia un appello: "Lasciateci essere quello che siamo o quello che vogliamo essere, madre di dieci figlie o di nessuna, casalinghe o donne in carriera". Poi rivolgendosi agli uomini, dice: "Siete nostri complici, nostri compagni, indignatevi insieme a noi quando ci si chiede 'lei cosa ha fatto per meritare quello che è accaduto?’".

“Sono qui a parlare delle cose di cui è davvero necessario. Certo, ho messo il vestito migliore per questa serata, ma il senso di tutto ciò è nelle domande giuste. Chiedetevi com'era vestita la Jebreal, che non si chieda mai più a una donna stuprata com'era vestita quella notte”, sottolinea ancora.

Chiude chiedendo libertà e rispetto: “Non vogliamo più essere vittime o orfane. Lo devo a mia madre, lo dobbiamo a noi stesse, alle nostre figlie. Vogliamo essere note, silenzi, libere nel tempo e nello spazio. Vogliamo essere questo: musica”. Per lei, alla fine, una standing ovation.

 

 

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