25/9/2019 | 3 MINUTI DI LETTURA

Giovanni Ciacci rivela di essere indagato per ricettazione: 'La polizia mi pedinava, ho avuto il telefono sotto controllo per due anni’

  • Lo stylist lo ha raccontato a Pomeriggio Cinque rispondendo alle accuse di Carlo Freccero
  • In un’intervista Freccero, direttore di Rai2, aveva detto che Ciacci è stato ‘condannato’

Giovanni Ciacci è indagato per ricettazione da ben cinque anni. Lo stylist lo ha confermato a ‘Pomeriggio Cinque’, dove si è recato mercoledì 25 settembre per smentire però un’altra notizia, ovvero quella data da Carlo Freccero in un’intervista. Il direttore di Rai2 ha infatti dichiarato che Ciacci sarebbe stato “condannato” per il presunto reato in questione. Cosa però falsa. Ma vediamo di capire cos’è successo.

Giovanni Ciacci a Pomeriggio Cinque per raccontare la verità: ha rivelato di essere solo indagato per ricettazione e di non essere stato condannato
Giovanni Ciacci a Pomeriggio Cinque per raccontare la verità: ha rivelato di essere solo indagato per ricettazione e di non essere stato condannato

A raccontare tutta la vicenda per filo e per segno è stato proprio Ciacci ospite della D’Urso. “Sì, sono indagato per ricettazione. E’ una storia che risale al 2010, quando facevo ancora il costumista in Rai. Ho avuto il telefono sotto controllo per due anni e sono stato anche seguito dalla polizia. Avevo fatto il costumista per una commedia di Eduardo De Filippo con protagonisti Massimo Ranieri e Mariangela Melato. Tra i vestiti della Melato c’era anche un abito di pizzo rosso. Quel modello era stato ispirato da una creazione dalla casa di moda Gattinoni. Alla fine delle riprese chiedo di poter portare questo abito a una mostra organizzata a Roma proprio da Gattinoni, la mostra tra l’altro era anche patrocinata dalla Rai”, ha raccontato.

“Ho preso quest’abito che mi è stato consegnato dai lavoranti e in macchina con Mariangela Melato abbiamo portato il vestito a Roma da Napoli. Dopo cinque anni mi arriva una telefonata e mi dicono che sono indagato per ricettazione perché avevo preso il vestito dalla sede Rai di Napoli e l’avevo portato alla mostra. Il problema è che non avevo la bolla necessaria per fare questa cosa. Il vestito è stato poi sequestrato dai carabinieri, che lo hanno preso dalla mostra e lo hanno riportato alla Rai”, ha aggiunto Ciacci.

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Il processo però non ha portato a una condanna e prosegue molto a rilento. “Ancora non è stato fatto neanche il primo grado di giudizio. Nessuno lo sapeva, ma oggi Freccero se n’è uscito con questa cosa dicendo che sono stato condannato. Cosa falsa, sono indagato che è ben diverso”, ha continuato.

“Non capisco perché un diretto come Freccero mi ha attaccato così. Forse qualcuno c’è rimasto male perché me ne sono andato dalla Rai (recentemente Ciacci ha abbandonato la tv di Stato per sbarcare a Mediaset, ndr)? Adesso ha chiesto scusa per aver detto una cosa falsa? Beh poteva chiamarmi, a me non ha detto nulla. Io farò una querela verso Freccero. Perché non si fa una cosa del genere e poi si chiede scusa”, ha concluso.

 

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