- La figlia 60enne del Molleggiato confessa: “Ho subito tradimenti, i dolori servono a far crescere una persona”
- “La storia d’amore tra i miei genitori è un esempio raro”, dice parlando del padre Adriano e della madre Claudia Mori
Rosita Celentano torna a teatro dopo ben 10 anni con “L’illusione coniugale” del drammaturgo tunisino-francese Eric Assous. E’ un testo che parla di tradimenti e a cui la 60enne, figlia del Molleggiato, si sente molto vicina. Oggi è una single molto felice, a Leggo spiega perché. “Sono una zitella molto soddisfatta”, sottolinea.

Aveva già parlato delle scappatelle nel suo libro “Grazie a Dio ho le corna”. “Ho subito diversi tradimenti: il senso di quel titolo è che il tradimento è un passaggio doloroso ma necessario. I dolori, le battaglie, servono a far crescere una persona. Oggi sono single, ma molto felice, anche perché ho amici veri per cui mai potrei pensare di essere sola. Sono una zitella molto soddisfatta”, spiega Rosita.
Sulla vita coniugale sottolinea: “E’ una bellissima illusione. La si deve volere strenuamente. Per me la complicità vera è quella che vince anche quando le cose non vanno bene”. Poi, pensando a papà Adriano e mamma Claudia Mori, chiarisce: “Guardo alla storia d’amore tra i miei genitori, esempio raro: una relazione non è mai una passeggiata di salute ma se si ci si crede entrambi non si getta la spugna”.

Per la Celentano la lealtà è la fiducia che, quando stati per schiantarti, qualcuno lo impedirà. “Nella mia relazione più importante, quella con Mario Ortiz dei California Dream Men, ho ricevuto quella lealtà: quando si è reso conto che cominciava ad accorgersi delle altre donne è venuto a dirmelo con coraggio, ci siamo separati, ma è stato presente nei miei momenti più duri. Come quando persi il bambino che attendevo. Nel dolore, lui è stata la persona che ho chiamato. E c’è stato”.
Rosita è saggia, accetta le stagioni della vita, si piace: “Le rughe me le tengo: c’è quell’arte giapponese, il Kintsugi, non nasconde le fratture dei vasi rotti, le ricompone con un filo d’oro. Il vaso diventa una cosa nuova, bellissima. Ecco, io mi sento come quel vaso”.



















