''Siamo veramente tre buone amiche'': Benedetta Parodi si apre sul suo rapporto con le due figlie di 23 e 21 anni

  • Anche con Diego, 16 anni, in piena adolescenza, va tutto a meraviglia, nessuna ribellione
  • “Io e Fabio abbiamo cercato di rispettare sempre le loro scelte”, spiega la conduttrice 53enne

Benedetta Parodi risponde alle domande dei follower su Instagram. Molti vogliono sapere tanto del suo privato, sotto la lente d’ingrandimento il rapporto con le figlie di 23 e 21 anni, con cui appare anche sui social sempre molto affiatata. Siamo veramente buone amiche, confida la conduttrice 53enne. Non ha alcun problema neanche con Diego, 16 anni, il terzo figlio avuto dal marito Fabio Caressa, 58 anni, che ha sposato nel 1999 e con cui l’amore è sempre più forte. Il ragazzo non mostra segni di ribellione, anzi.

''Siamo veramente tre buone amiche'': Benedetta Parodi si apre sul suo rapporto con le due figlie di 23 e 21 anni

“lo sono fortunata perché vado proprio d'accordo con Matilde ed Eleonora e ci divertiamo un sacco insieme, facciamo un sacco di cose”, rivela Benedetta. “Per me sono quasi delle amiche ormai - aggiunge -  perché diciamo che ho potuto allentare quel rigore da mamma che comunque ho avuto quando erano più piccole, quando dovevano essere educate in un certo modo. Ormai sono delle donne e quindi... Pur essendo sempre una guida, perché è quello che devo essere, e pur cercando di mantenere un minimo di autorità, direi che ormai siamo veramente tre buone amiche”.

La 53enne nella foto con Matilde ed Eleonora e il marito Fabio Caressa. Anche con Diego, 16 anni, il terzogenito, sempre nello scatto, in piena adolescenza, va tutto a meraviglia, nessuna ribellione

La Parodi svela che non si scontra mai coi suoi pargoli. “Sono fortunata perché i miei figli sono stati sempre molto educati e mai troppo ribelli, ribadisce. Il segreto? “Quello che io e Fabio abbiamo cercato di fare è di educarli in maniera rigorosa, ma rispettare sempre le loro scelte, cioè come individui, non imporre mai i nostri sogni e quindi invadere un po' il loro spazio personale di ricerca e di crescita”.