- “Ora ricomincio a vivere”, ha dichiarato la 38enne dopo il proscioglimento dalle accuse per il ‘pandoro-gate’
- E’ sarcastica nella sua newsletter, la fashion blogger, dopo l’intervista, si confessa in un lungo post
Selvaggia Lucarelli non riesce a trattenersi e usa in punta di penna nella sua newsletter una delle sue armi migliori: il sarcasmo. Ironizza sulle parole di Chiara Ferragni. “Ora ricomincio a vivere”, ha dichiarato la 38enne dopo il proscioglimento delle accuse per il ‘pandoro-gate’. “Sono due anni che è in vacanza con gli amici”, commenta la 51enne.

Selvaggia scrive: “Infine, sdrammatizziamo. ‘Festeggerò, ho detto a tutti i miei amici di venire a casa mia. Staremo insieme, tranquilli. Ora ricomincio a vivere', ha detto". E sottolinea: “Ricomincia a vivere. Considerato che sono due anni che è in vacanza con gli amici e fino a pochi giorni fa era in Colombia a fare i trenini per Capodanno, non so cosa dobbiamo aspettarci ora. Probabilmente aprirà in perizoma il carnevale di Rio. Evviva”.
La fashion blogger, dopo l’intervista, si confessa in un lungo post. “Il mio procedimento si è chiuso ieri con un proscioglimento. Il giudice ha stabilito che non c'erano nemmeno i presupposti per un processo penale. E’ una frase semplice, tecnica, definitiva sul piano penale. Ed è giusto partire da qui”, esordisce.

“Questi due anni sono stati a dir poco complessi - prosegue Chiara - Non perché avessi dubbi su me stessa, ma perché vivere sotto giudizio continuo, senza poter rispondere, senza poter spiegare, ti mette alla prova in modo profondo. Mi sono sempre presa la responsabilità per ciò che riguardava la pubblicità ingannevole. Ho capito che era stato un errore, ed era giusto riconoscerlo. L'ho fatto: ho pagato, ho corretto, ho chiesto scusa”.
"Il mio cachet - spiega la Ferragni - in quelle operazioni era fisso, non guadagnavo in base alle vendite. Ero all'apice della mia immagine e del mio lavoro. Non esisteva alcun motivo, né economico né sensato, per cui io potessi voler ingannare qualcuno. Proprio per questo una cosa è un errore amministrativo, un'altra è un reato penale. E non sono mai state la stessa cosa. La decisione di ieri non è una 'assoluzione a metà' come qualcuno ha tentato di far credere. E’, se possibile, qualcosa di ancora più chiaro: significa che questo processo, cosi come era stato costruito, non aveva nemmeno i presupposti per esistere fino in fondo”.
Chiara conclude: ”Non è: 'Non sappiamo come è andata'. E’: 'Non c'erano le basi per portare avanti un procedimento penale’. Ed è forse questa la parte più forte di tutte. Perché vuol dire che per due anni sono rimasta ferma, esposta, giudicata, per qualcosa che non avrebbe nemmeno dovuto avere questo percorso. Non lo dico con rabbia. Lo dico con consapevolezza. Con la lucidità di chi sa di aver affrontato tutto senza scappare, senza nascondersi, rispettando la giustizia e il silenzio anche quando era la cosa più difficile da fare". Poi la conclusione: "Oggi non festeggio una vittoria. Oggi chiudo un capitolo”.



















