- La 51enne su Instagram dice la sua sull’annullamento dell’accusa dell’imprenditrice 38enne
- La società di comunicazione della fashion blogger replica: “Questo processo non si doveva fare”
E’ lei che ha portato alla luce tutto e ora dice la sua. Selvaggia Lucarelli commenta a caldo la sentenza sul ‘pandoro-gate’ di Chiara Ferragni. “E’ stata prosciolta, non assolta”, sottolinea la 51enne. La società di comunicazione della 38enne replica: “Questo processo non si doveva fare”.

“Tecnicamente è stata prosciolta, non assolta”, precisa dal proprio profilo Instagram la Lucarelli, parla, ovviamente, della sentenza nel processo con rito abbreviato a carico di Chiara, accusata di truffa aggravata per i casi legati al pandoro Balocco e alle uova di Pasqua.

"Questione Ferragni spiegata in breve - chiarisce ancora Selvaggia - per procedere per il reato di truffa servivano le querele che inizialmente c’erano. Codacons aveva ritirato le querele grazie ad un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice. Quella aggravata (che procede anche senza querele) non ha retto perché mancavano le aggravanti. Tecnicamente è stata prosciolta, non assolta. Resta invece colpevole di pubblicità ingannevole e sul fronte amministrativo ha estinto il suo debito pagando 3 milioni di euro tra multe e donazioni”.

Immediata arriva la replica della Image Building, la società di comunicazione di Chiara Ferragni: "In merito alle dichiarazioni rilasciate dalla signora Lucarelli ci fa piacere farle notare che il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde a una piena assoluzione, la improcedibilità significa, lo può riferire all’esperto legale che le ha suggerito quanto lei scrive, che non era possibile procedere per truffa aggravata perché ne mancavano i presupposti. Quindi, se vuole, è anche peggio. Questo processo non si doveva fare".



















