20/3/2019 | 7 MINUTI DI LETTURA

Francesca Fioretti: 'Quando è morto Davide Astori sono andata da una psicologa infantile. Temevo di non essere più in grado di gestire mia figlia, ero terrorizzata dall’idea di volerle meno bene. Ero in confusione totale’

  • Una psicologa infantile ha aiutato Francesca Fioretti dopo la morte di Davide Astori
  • ‘Gli uomini?  E’ difficile avvicinarsi a una come me, penso di spaventare’

Francesca Fioretti a Vanity Fair concede la sua seconda intervista in un anno. Il 4 marzo 2018 la quasi 34enne (il 24 marzo è il suo compleanno) ha perso il suo compagno, Davide Astori, da cui ha avuto Vittoria, 3 anni compiuti il 18 febbraio scorso. La bella attrice, ex gieffina, racconta la sua ‘seconda vita’ dopo la morte del calciatore, che si è spento tragicamente a soli 31 anni. “Quando è morto Davide Astori sono andata da una psicologa infantile. Ero in confusione totale”, svela.

Francesca Fioretti a 'Vanity Fair' racconta la sua seconda vita dopo la scomparsa di Davide Astori, morto il 4 marzo 2018

“Gli amici mi domandano: ‘Ma il 4 marzo hai dormito?’ e io penso che per me è 4 marzo ogni giorno”, confessa. Poi Francesca Fioretti aggiunge: “Mi è caduta addosso una tragedia, una disgrazia così grande da cambiare per sempre la mia prospettiva sulle cose. È stato un anno straziante, difficile e impegnativo. Non credevo di essere così forte. Ho dovuto tirare fuori un’energia e un coraggio che non sapevo neanche di avere. Prima che Davide se ne andasse ero soltanto Frà, una ragazza della mia età. Più spensierata che matura. Poi il destino mi ha rapinato. Con un furto mi ha rubato all’improvviso tutto quel che avevo e sono diventata Francesca. Una donna che affronta sfide che non pensava di riuscire a superare”.

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“Per me parlare di Davide al passato è impossibile”, confida Francesca Fioretti al giornale. Dopo la morte di Davide Astori a darle una mano per rimettere insieme i pezzi è stata una psicologa infantile. “Ognuno attraversa il dolore a modo proprio, ma non c’è un modo giusto per farlo. All’inizio, avevo paura di tutto. Per molti mesi non ho acceso la tv né ho dormito nella nostra stanza. Mi facevo accompagnare in bagno per lavarmi i denti, temevo di non essere più in grado di gestire mia figlia, ero terrorizzata dall’idea di volerle meno bene. Mi ha aiutato una psicologa infantile. Ci sono andata subito, il giorno dopo la morte di Davide. Ero in confusione totale. Lei mi ha aiutato a capire che il 4 marzo era finita un’intera esistenza e che avrei dovuto cominciarne una completamente nuova”.

Ad aiutarla dopo la mrte del calciatore è stata una psicologa infantile, era in confusione totale

La psicologa infantile le ha detto che, se la faceva stare bene, poteva rimanere sola, mandare via tutti. Così ha fatto. “Mi sono isolata e tornando a fare le cose di sempre, lentamente, ho ricostruito la mia stabilità”, sottolinea Francesca Fioretti.

Dopo la morte di Davide Astori Francesca Fioretti ha ascoltato i consigli della psicologa infantile ed è stata meglio. Ora il 21 marzo debutta al teatro Delfino di Milano, con "Lungs" di Duncan Macmillan. “Il teatro è stata una salvezza. Mi fa concentrare su quello che sto facendo, su quello che voglio essere, sul piacere di interpretare un testo. Fare 8 ore di prove al giorno mi aiuta a essere integra”, dice.

“Ho poco più di trent’anni e anche se a volte penso che innamorarsi di nuovo sia impossibile, mi auguro ancora di scoprire posti nuovi, ridere e uscire a cena con gli amici. Davide lo incontrai così, per caso”, racconta ancora Francesca Fioretti. Erano felici e innamorati.

Vuole essere forte e uscire dal suo lutto, per se stessa e Vittoria, la figlia di 3 anni avuta dallo sportivo

Il 4 marzo scorso c’è stata la prima commemorazione di Davide Astori dopo la sua morte: “Si è tenuta alle 8 di mattina e a quell’ora portavo Vittoria a scuola. Sono arrivata a funzione conclusa e nel primo pomeriggio, senza telecamere in chiesa, sono andata con suo padre e tre familiari a ricordarlo. Hanno scritto 'la compagna non c’era' e si sono permessi di insinuare cose spiacevoli, di dire quello che avrei dovuto o non dovuto fare. Ma non mi hanno ferita perché a questo sistema, al 'non so niente, ma giudico comunque',  anche se con fatica, ho fatto il callo”.

“Sono sicura che se fossi stata la moglie di Davide, in un Paese in cui le coppie di fatto sono trattate come abusive, le cose sarebbero andate diversamente e non mi avrebbero mancato di rispetto - sottolinea Francesca Fioretti - A poche ore dalla morte di Davide sono state bloccate le carte di credito in comune, con le quali sostenevamo le spese familiari, e ho scoperto che per i prossimi 15 anni avrei dovuto avere a che fare con un giudice tutelare. Io sono stata veramente fortunata. Ho incontrato una donna saggia e illuminata che si è resa conto del percorso di tutela, del cordone di protezione che avevamo recintato intorno a Vittoria”. Spera che la sua storia serva a far capire che non ci sono amori di serie A e B, che il “matrimonio non è l’unica possibile definizione di un’unione”.

Non fa progetti, ha avuto sensi di colpa, chiedendosi se quella maledetta notte lei fosse stata accanto a Davide cosa sarebbe accaduto. Non sa se riuscirà a superare mai il lutto. “Chi è che decide qual è il momento giusto per tornare a ridere o a scherzare? Per molto tempo, un tempo che dura ancora, ho creduto di non averne il diritto. Non riesco ad avere un controllo totale sui miei sentimenti. Perché forse puoi abituarti all’idea dell’assenza sforzandoti persino di accettarla. Ma non la capirai mai”, spiega Francesca.

Ha traslocato a Milano con la figlia. “Chi mi vuole bene non mi asseconda e mi osserva come mi guardava prima del 4 marzo, altri lo fanno con compassione”, fa sapere. Francesca Fioretti sa cosa deve fare: “Ho bisogno di tornare a vivere per Vittoria, che è il centro della mia vita, e ho bisogno di farlo anche per me stessa”. E’ contenta che Davide sia vivo nella memoria di tutti, ma conserva la sua riservatezza, perché anche Astori avrebbe voluto così. Poi parla degli uomini, che le stanno lontani: “Mi domanda se ci provano? E chi si accollerebbe ’sto problema? E’ difficile avvicinarsi a una come me, penso di spaventare e guardo le cose con più disincanto di ieri. Si è affacciato il cinismo. Un anno fa non sapevo neanche cosa fosse”.

 

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